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25 giugno 2024 · 6 min

Intervista: Il bel paese di Stefano De Luigi

In questa intervista, Giovanni Cocco incontra Stefano De Luigi per parlare del nuovo progetto intitolato "Il Bel Paese",…

Intervista: Il bel paese di Stefano De Luigi

In questa intervista, Giovanni Cocco incontra Stefano De Luigi per parlare del nuovo progetto intitolato “Il Bel Paese”, un viaggio visivo che esplora le coste italiane da Trieste a Ventimiglia.

Questo lavoro non solo celebra la bellezza paesaggistica dell’Italia, ma ne evidenzia anche le contraddizioni e le sfide contemporanee.

Attraverso la sua lente, De Luigi ci offre una visione moderna e inedita del paesaggio italiano, utilizzando tecniche fotografiche innovative che richiamano i processi dell’argento fotografico.

In questa intervista approfondita, l’autore condivide le origini del progetto, le scoperte fatte lungo il percorso e le riflessioni sul futuro della fotografia. Parla della sua esperienza di ritorno in Italia, delle sfide tecniche affrontate e della sua visione del paesaggio come rappresentazione di una comunità. Condividendo le sue intuizioni e speranze per il futuro,

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Un estratto dell’intervista.

Giovanni: Abbiamo deciso di intervistarti per il tuo lavoro meraviglioso intitolato “Il Bel Paese”, un progetto che ti ha portato a viaggiare lungo tutte le coste italiane, da Trieste a Ventimiglia, per realizzare un lavoro sul paesaggio italiano. Attualmente, questa mostra è esposta a Palazzo Ducale di Genova, vero?

Stefano: Sì, esatto. La mostra comprende 25 opere.

Giovanni: E c’è anche un libro edito da L’Artiere, giusto?

Stefano: Assolutamente. Il paesaggio è un elemento identitario della cultura italiana ed è stato soggetto privilegiato della sperimentazione artistica dell’Ottocento, sia in pittura che in fotografia. Negli ultimi 50 anni, il paesaggio è tornato al centro dell’attenzione fotografica italiana, creando una vera e propria scuola riconosciuta a livello internazionale.

Giovanni: Nel tuo lavoro, c’è un utilizzo particolare della tecnica. Ci puoi parlare di questo aspetto?

Stefano: Certamente. Lavoro su negativo che poi viene stampato con un processo che richiama l’argento fotografico. Questo metodo crea un contrasto tra la bellezza del paesaggio italiano e le sue contraddizioni, offrendo una rappresentazione moderna e inedita del “Bel Paese”.

Giovanni: Giovanna Calvenzi, nel tuo libro, scrive della domanda: “Dove sta andando la fotografia in questo momento?” Qual è la tua opinione?

Stefano: La fotografia è in continua evoluzione. Se fino agli anni ’50 era prevalentemente un documento, da allora è diventata un atto espressivo. Oggi, la fotografia è un materiale di uso per gli artisti e spesso si fonde con altri elementi come testo e pittura. L’intelligenza artificiale aggiungerà ulteriori possibilità di contaminazione e fusione con altre pratiche artistiche.

La Genesi del Progetto “Il Bel Paese”

Giovanni: Parliamo del tuo progetto “Il Bel Paese”. Come nasce l’idea di questo lavoro?

Stefano: Volevo fare i conti con l’Italia, un paese dove non vivo più ma che fa parte integrante del mio vissuto. Il paesaggio mi sembrava il luogo giusto per rappresentare il bilancio delle sue bellezze e contraddizioni. Ho seguito l’itinerario del Grand Tour, unendo l’asse nord-orientale e nord-occidentale dell’Italia, percorrendo circa 20.000 km in totale.

Giovanni: Com’è stato organizzato questo viaggio?

Stefano: Ho diviso il viaggio in quattro segmenti per gestire meglio il lavoro e avere il tempo di fermarmi e riflettere su ciò che stavo facendo. Ogni segmento durava circa un mese e includeva tappe significative da Trieste a Ventimiglia.

Giovanni: Quanto è stato importante prepararsi in anticipo e quanto ti sei affidato al caso?

Stefano: Ho previsto due mesi di ricerca prima di iniziare a fotografare, durante i quali ho creato un’ossatura del progetto. Ho consultato archivi, letto libri importanti e parlato con amici per identificare luoghi rappresentativi. Tuttavia, ho lasciato spazio anche all’imprevisto e alla scoperta casuale durante il viaggio.

Giovanni: Cosa hai scoperto durante il viaggio e com’è stato ritornare in Italia?

Stefano: È stato un viaggio di epifanie e rincontri con amici e paesaggi. L’Italia è piena di bellezze ma anche di contraddizioni e problematiche, come l’abusivismo e il cementificio. Ciononostante, ci sono ancora molte isole felici. Tuttavia, il bilancio generale è piuttosto negativo, poiché molte aree sono state gestite senza una visione a lungo termine.

Tecnica Fotografica e Attrezzature

Giovanni: Parliamo della tecnica fotografica. Hai usato un’attrezzatura particolare?

Stefano: Sì, ho utilizzato una macchina di medio formato di alta qualità che mi ha permesso di ottenere un’incisione nei particolari fondamentale per questa tecnica. Questo ha cambiato le carte in tavola e mi ha permesso di lavorare al meglio.

Giovanni: L’utilizzo di una macchina di medio formato ti ha aiutato anche ad avere questo atteggiamento mentale di lavorare con più lentezza?

Stefano: Assolutamente. Lavorare con lentezza è un istinto vitale per chi lavora con le immagini. Ti permette di riavvicinarti all’atto del fotografare e del vedere, di esprimere un giudizio e di capire ciò che stai osservando. Credo che sia un atteggiamento molto sano e necessario nell’era della superproduzione di immagini.

Giovanni: Parlando della tecnica, come ti è venuto in mente di lavorare con il negativo dell’immagine?

Stefano: Il negativo rappresenta l’immagine latente, quella che si crea quando si apre l’otturatore ma non si sviluppa. Ho pensato che fosse adatto per rappresentare la nostra memoria alterata del paesaggio italiano. La tecnica richiama un po’ il mio vissuto personale, come le visite ai musei con mio padre e il suo successivo deterioramento della memoria. Tutto questo si è combinato per creare l’idea di affrontare questo lavoro in modo onirico e distaccato.

L’Impatto della Lentezza sulla Creatività

Giovanni: Hai detto che hai vissuto all’estero per molto tempo. Come è stato questo viaggio di riscoperta dell’Italia?

Stefano: Ho incontrato persone e paesaggi che hanno arricchito la mia comprensione dell’Italia. Tuttavia, il bilancio è stato doloroso perché ho visto molti segni di degrado e di gestione superficiale del territorio.

Giovanni: Hai anche realizzato un [documentario](https://ulilearn.academy/catalogo/dal-finestrino/) sul tuo lavoro?

Stefano: Sì, faceva parte della proposta del progetto. Il documentario offre uno sguardo sul backstage e completa la riflessione sul rapporto tra fotografia e paesaggio. È disponibile in mostra, ma potrebbe essere ampliato in futuro.

Riflessioni e Futuri Progetti

Giovanni: Quanto ti ha esaurito questo lavoro da un punto di vista creativo? Sei pronto per un nuovo progetto?

Stefano: Sono molto stanco mentalmente e ho bisogno di assorbire nuovi stimoli. Non ho paura di ammettere che al momento sono vuoto e non ho idee precise per un nuovo progetto. È importante dare tempo alle idee di crescere.

Giovanni: L’ultima domanda: la foto di copertina del libro è stata scattata a Matera. Puoi dirci di più su questa scelta?

Stefano: Matera rappresenta un simbolo di speranza e di riscatto. Da “vergogna nazionale” a capitale della cultura europea, Matera dimostra che quando le cose si fanno bene, si possono ottenere risultati straordinari. Questa foto incarna il mio augurio per l’Italia.

Giovanni: Grazie mille, Stefano. È stato un piacere parlare con te. Per chi volesse acquistare il libro, lasceremo un link qui sotto. Sostenete la buona fotografia!

Stefano: Grazie a voi e a presto.

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