22 novembre 2024 · 4 min
World Press Photo
Il World Press Photo (WPP) è uno dei concorsi di fotogiornalismo più prestigiosi al mondo, fondato nel 1955 con l'obiettivo di premiare…

Il World Press Photo (WPP) è uno dei concorsi di fotogiornalismo più prestigiosi al mondo, fondato nel 1955 con l’obiettivo di premiare immagini che raccontano storie significative attraverso una narrazione visiva potente. Ogni anno, fotografi da ogni angolo del pianeta partecipano, inviando scatti che spaziano dal reportage di guerra alle tematiche sociali, ambientali e culturali.
Il concorso è molto più di una semplice competizione: rappresenta uno standard globale per il fotogiornalismo, celebrando l’integrità, la creatività e l’impatto che le immagini possono avere. Il WPP non è solo una vetrina di eccellenza visiva, ma anche un luogo in cui si definiscono i confini etici e narrativi del fotogiornalismo.
**Regole di base per il fotogiornalismo**
- Non influenzare il contesto emotivo di una situazione, spingendo i soggetti a comportarsi in modo diverso da come farebbero naturalmente.
- Non dirigere i soggetti fotografati, ad esempio chiedendo loro di alzare il pugno o di tenere un cartello in un certo modo. Questa regola è più flessibile per i ritratti, dove l’essenza stessa della foto implica una posa, ma non per il reportage.
- Non costruire una scena e presentarla come un momento autentico.
- Non aggiungere o rimuovere elementi in fase di post-produzione. L’editing dovrebbe limitarsi a migliorare l’immagine, non a crearne una nuova.
- Non mentire o ingannare con le didascalie delle foto.
Queste manipolazioni sono semplici aggiustamenti estetici o intrusioni non etiche? E qual è l’intento? Chiarire una storia o crearne una che esiste solo nella mente del fotografo? Questa domanda è al centro della controversia che, da un mese, scuote il World Press Photo.
**Il caso di Mads Nissen**
Nel 2015, il World Press Photo ha esaminato 97.912 immagini inviate da 5.692 fotografi internazionali. La giuria ha assegnato il premio principale, Foto dell’Anno, al fotografo danese Mads Nissen per uno scatto intitolato Jon and Alex. L’immagine ritrae un momento intimo tra una coppia gay a San Pietroburgo, in Russia, evidenziando le difficoltà affrontate dalla comunità LGBTQ+ in un contesto di discriminazione e intolleranza.
Tuttavia, il dibattito sui meriti artistici e narrativi della foto è stato rapidamente oscurato dall’annuncio che il 22% delle immagini finaliste era stato squalificato per manipolazioni in fase di post-produzione, sollevando nuove questioni sull’etica nel fotogiornalismo.

**La post-produzione**
Quasi tutti i file digitali richiedono un po’ di post-produzione per bilanciare contrasto, luce, ombre e nitidezza. Questo lavoro, che in passato veniva svolto in camera oscura, oggi è realizzato con strumenti digitali. Tuttavia, si supera il limite etico quando vengono aggiunti o rimossi oggetti o quando la scena viene trasformata radicalmente attraverso tecniche di editing.
Per garantire trasparenza, il World Press Photo richiede ai finalisti di inviare i file RAW (non elaborati) per la revisione.
Secondo Michele McNally, presidente della giuria e direttrice della fotografia del New York Times:
“Quando abbiamo visto le prove, siamo rimasti scioccati. Molte immagini squalificate erano foto in cui credevamo e che avremmo potuto pubblicare. Ma aggiungere, spostare o rimuovere elementi palesemente è una violazione. Molti fotografi non pensavano che fosse sbagliato, ma vi dico che lo era e spesso non era accidentale.”
**La controversia su Giovanni Troilo**
Nel 2015, un’altra polemica scosse il World Press Photo, questa volta legata al lavoro di Giovanni Troilo. La sua serie La Ville Noire, ambientata a Charleroi, in Belgio, presentava immagini provocatorie raffiguranti sesso pubblico, demenza e disagio sociale. Tuttavia, Troilo fu accusato di inscenare alcuni eventi.
Tra le immagini incriminate:
- Una foto di una coppia che faceva sesso in macchina, dove l’uomo si rivelò essere il cugino dello stesso fotografo.
- Un’altra foto raffigurava una donna nuda in una gabbia, legata a una scena BDSM.
La controversia raggiunse un nuovo livello quando il sindaco di Charleroi intervenne, definendo la serie una “rappresentazione distorta e fantasiosa” della città.
Alla fine, il World Press Photo decise di revocare il premio a Troilo, ma per un’altra violazione: una delle foto della serie, attribuita a Charleroi, era in realtà stata scattata a Bruxelles. L’utilizzo di didascalie errate è una chiara violazione delle regole del concorso, che richiede assoluta precisione nel racconto visivo.

**Verso una nuova definizione di fotogiornalismo**
Le recenti controversie sollevano domande più ampie:
- Che cos’è oggi il fotogiornalismo?
- Come definire la verità in un mezzo intrinsecamente soggettivo?
Un tempo, i fotografi lavoravano settimane, se non mesi, su una storia. Oggi, i tempi si sono ridotti a giorni o persino ore. Questo cambiamento ha portato a una maggiore accettazione di ritratti in posa o di immagini altamente elaborate, sfumando i confini tra reportage e fotografia artistica.
**Cosa possiamo imparare?**
La fotografia è un mezzo soggettivo. Quando la chiamiamo fotogiornalismo, creiamo un’aspettativa di verità. Tuttavia, ogni decisione – dalla scelta dell’angolazione alla quantità di luce nella scena – è intrinsecamente soggettiva.
La domanda chiave è: Di chi è questa verità e a quale scopo?