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Giacomo Scandurra, nato a Ragusa nel 1984, scopre la fotografia a quindici anni, grazie al padre che gli trasmette la curiosità per la luce e per il gesto del guardare. Dalla prima macchina giocattolo delle Tartarughe Ninja alla camera oscura, tutto diventa presto un rito d’iniziazione: l’immagine come magia, il tempo come materia da sospendere.
Dopo una laurea in Scienze della Comunicazione e una specialistica in Scienze dello Spettacolo e Comunicazione Multimediale, culminate in una tesi su Carmelo Bene, comprende che la visione artistica può essere un atto di ribellione e di pensiero autonomo.
Negli anni successivi lavora nel settore wedding, alternando reportage e docenze presso la Harim – Accademia Euromediterranea di Catania, dove insegna Storia della Fotografia, Lettura dell’immagine e Tecnica fotografica.
Oggi la sua ricerca si concentra sulla fotografia come linguaggio di identità e introspezione. Più che la tecnica, lo affascinano le idee, le ossessioni e le visioni che abitano dietro ogni immagine: perché per lui la fotografia non è solo estetica, ma un modo per rivelare il mondo — e se stessi — attraverso la luce.