Resta aggiornato
Nuovi contenuti, autori e date in arrivo, direttamente nella tua casella. Niente spam.

Martin Bogren (nato nel 1967) è un fotografo svedese il cui lavoro prende forma da un rapporto intimo e profondamente soggettivo con la fotografia. La sua ricerca non nasce dall’urgenza di descrivere il mondo, ma dal bisogno di attraversarlo, di restare presente alle situazioni e lasciare che le immagini emergano come tracce di un’esperienza vissuta. Nei suoi lavori la fotografia diventa un luogo di ascolto, un tempo sospeso in cui osservazione, intuizione e fragilità convivono.
Nel corso degli anni Bogren ha costruito un percorso autoriale coerente, fatto di progetti sviluppati lentamente, spesso nell’arco di lunghi periodi. Le sue immagini non cercano l’evento, ma ciò che resta ai margini: gesti minimi, silenzi, atmosfere, relazioni sottili tra le persone e i luoghi. Questo approccio si riflette nelle sue monografie, tra cui Tractor Boys (2013), Italia (2016), August Song (2019), Passenger (2021) e Metropolia (2022), libri che raccontano non solo ciò che viene fotografato, ma soprattutto il modo in cui lo sguardo si costruisce nel tempo.
Il suo lavoro è stato esposto e riconosciuto a livello internazionale ed è oggi presente in importanti collezioni pubbliche, tra cui la Bibliothèque nationale de France di Parigi, l’Oregon Fine Art Museum e il Museum of Modern Art di Stoccolma. Dal 2013 è membro della Galerie VU’ di Parigi e, dal 2018, del collettivo Temps Zero, contesti che riflettono una visione della fotografia come pratica autoriale consapevole e rigorosa.
Accanto al lavoro artistico, Martin Bogren porta avanti da anni un’intensa attività didattica. Nei suoi workshop non trasmette formule o stili, ma accompagna i partecipanti in un percorso di ricerca, aiutandoli a interrogare il proprio modo di lavorare, il rapporto con il tempo, con l’editing e con le proprie intenzioni. La fotografia, nel suo insegnamento, è un processo continuo di costruzione dell’autorialità: un lavoro che nasce dall’esperienza, si chiarisce attraverso il confronto e prende forma solo quando si accetta di andare oltre la superficie delle immagini.