Michael Ackerman e Lorenzo Castore esprimono una fotografia fortemente ispirata e poetica, caratterizzata da vagabondaggi, incontri e contemplazione. Seguendo l’esempio di Anders Petersen, la loro pratica fotografica “low-fidelity”, che abbraccia movimenti della fotocamera, sfocature e grana, si contrappone alla fotografia tecnicamente perfetta, cercando invece una profonda fedeltà alle emozioni e ai sentimenti.
L’India è il crogiolo dei sensi umani effervescenti che entrambi cercano di catturare, e da essa hanno tratto le loro immagini. Nella più stretta vicinanza tra vita e morte, emerge la bellezza. Massimo Nicolaci, regista e fotografo, allievo di Ackerman, Castore e Petersen, ha costruito il suo film in India con lo stesso approccio: il più vicino possibile al vagabondaggio, alla condivisione della creazione e alla verità.
Protagonisti
Autori e protagonisti

Lorenzo Castore (Firenze, 1973) è un autore che lavora tra fotografia, cinema e installazioni. La sua ricerca nasce dall’esperienza personale e si sviluppa come indagine sui temi dell’identità, della memoria e della trasformazione. Dopo un periodo formativo a New York negli anni ’90, Castore costruisce una poetica centrata sulle relazioni, sugli spazi vissuti e sulle storie marginali, con una forte tensione narrativa
Tra i suoi lavori più importanti figurano i progetti a lungo termine Paradiso e Ultimo Domicilio, così come il corpus autobiografico Time Maze. Parallelamente realizza opere filmiche e video, tra cui No Peace Without War, Casarola e il recente W, in cui sperimenta un linguaggio ibrido tra immagine fissa e in movimento.
Il suo lavoro, attraversato da un approccio intimo e sensibile, si colloca in un dialogo naturale con il cinema d’autore: ogni immagine è pensata come parte di un racconto, ogni progetto come una narrazione che esplora la fragilità e la complessità dell’esperienza umana.

Michael Ackerman (Tel Aviv, 1967) è un autore visivo noto per un linguaggio radicale e atmosferico, caratterizzato da un bianco e nero espressivo e da un’attenzione profonda agli stati emotivi. Cresciuto a New York, sviluppa presto una poetica che supera i confini del documentario per approdare a un territorio sospeso tra memoria, visione interiore e deriva urbana.
Il suo primo libro, End Time City (1999), premiato con il Prix Nadar, segna l’inizio di un percorso internazionale che lo vede dialogare con cinema, letteratura e musica attraverso immagini dalla forte carica narrativa. I successivi Fiction e Half Life consolidano la sua identità di autore: un osservatore del lato oscuro e fragile dell’esistenza, vicino a un’estetica filmica fatta di frammenti, ellissi e atmosfere.
Le sue opere sono presenti in importanti collezioni museali e Ackerman è oggi considerato una delle figure chiave nella fotografia d’autore contemporanea, capace di restituire visioni che si muovono come sequenze cinematografiche, intime e inquietamente poetiche.
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