La lecture
Credo che la fotografia sia una vera e propria lingua. Questo significa che per essere fotografi bisogna apprendere e padroneggiare questa lingua. Il suo vocabolario e la sua grammatica, è ovvio. La sua storia, è inevitabile. Un lavoro fotografico è interessante (e necessario) quando più le immagini diventano parte di un corpus. Quando dentro ogni immagine c’è una storia. Allora impariamo a narrare: la sintassi, il tono, lo svolgimento, la conclusione. Poi andiamo a cercare le storie. Ne siamo circondati. Impariamo a riconoscerle, a decifrarle, ad afferrale, ad entrarci a capofitto e a renderle nostre. Impariamo a rispettarle. La fotografia è una lingua, si, con tutti i suoi limiti e particolarità. Quello che non è chiaro è come s’incarna questa lingua. Qual è la “forma” giusta per una fotografia? La stampa museale incorniciata? La pagina del giornale? Lo schermo di un telefono? La stampa d’archivio? Il manifesto pubblicitario? Come un progetto fotografico debba essere esposto o meglio, come debba “esistere” è ormai una parte cruciale della ricerca che il fotografo non può interamente delegare ad altri ma diventa parte integrante della sua autorialità. Esploreremo, con molti esempi pratici come si sviluppa questa ricerca, come la scelta di un certo tipo di forma espositiva sia l’incrocio di molti fattori e cosa significano e comportano le diverse scelte.












